venerdì, 27 luglio 2007

La commessa alla cassa di piazza Italia alle 10,30 del mattino :

non lo so signora come faccio, veramente non lo so. Sono già stanca, vado a tre all’ora, signora,

proprio non so come faccio, sono 22 e 95 signora prego.

postato da: marcol62 alle ore 10:36 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 24 luglio 2007

Hai diciannove anni, caspita , sono già quattro anni che ti conosco…la tua timidezza eccessiva, le tue lentiggini e l’apparecchio per i denti, i tuoi occhi irrequieti ed il tuo incedere nervoso tra pentole, biscotti e dolci di ogni specie.

La scuola è difficile, lontana, ma tu non demordi, avrai anche tu il tuo diploma, che importa se a vent’anni. E’ estate  si lavora, niente bagni, niente mare, vuoi soltanto lavorare.

Aspetti “la telefonata”, quella di tuo padre. Che vi ha lasciate sole, ormai da tanto tempo, te, tua madre e tua sorella. Adesso ha un’altra famiglia, un’altra donna e forse anche altri figli, ma tu che c’entri? Tu vorresti solo una telefonata, due parole, per sentirti ancora  figlia, tu che sei la sua bambina e che sei dovuta crescere cosi in fretta per fare un po’da madre a quella tua.

Una madre che a quarant’anni era già nonna, perché anche tua sorella era in continua ricerca d’amore, tua madre sempre innamorata dell’uomo sbagliato, tua madre che all’improvviso ha avuto  un fratellino e adesso devi occuparti anche di lui. Lei vuole amore cosi come ne vuoi tu… e poi questa ossessione del cibo che non riesce a superare, le sue lunghe giornate  senza né bere né mangiare, poi viene sera e quello che mangia vomita …e ricomincia il giro.

Tuo padre vuole il divorzio, forse si risposa, ma che importa, almeno telefonasse…e invece no. Tu impasti i tuoi biscotti, nervosamente assaggi le tue creme e ti aggiusti il cappellino bianco, sorridi . Sei contenta quando lavori, sei diventata brava e hai soddisfazione nel vedere i tuoi dolci sempre più belli e soprattutto buoni .

Vorresti solo due parole, che c’entri tu se loro non si amano più. Ti dici e ti ripeti che è tuo padre, che sei sua figlia, sua figlia, sua figlia! non è possibile che non ti voglia più, come puo’ stare tanto tempo senza sentirti, senza vederti, senza abbracciarti, squilla maledetto telefono squilla!!!! Perché non squilla, perché non senti la sua voce, perché nessuno ti abbraccia, perché….

Ed è di nuovo sera…

postato da: marcol62 alle ore 16:34 | Permalink | commenti (15)
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martedì, 17 luglio 2007

Lorenzo ha compiuto 18 anni il mese scorso. A settembre dovrà frequentare l’ultimo anno dell’istituto d’arte. Ha gli occhiali, è grassottello, sembra più piccolo degli anni che ha. Non ho mai capito se abbia un padre e se ce l’ha che fine abbia fatto, so per certo pero’ che non partecipa alla sua vita e non vive con lui. La madre si rompe le ossa come cameriera ai piani in un grande albergo della zona, è piccola, minuta con grandi occhi neri, cerchiati di matita che li fanno risaltare ancor di più, i capelli raccolti, nerissimi anche quelli. Lorenzo è ancora“incollato” ad una mano della madre, l’altra mano cerca di spingerlo e lasciarlo andare, ogni giorno una lacerazione maggiore in questo cuore di madre che vorrebbe tenersi stretto il suo bambino che bambino non è più, ma troppo fragile ai suoi occhi per lasciarlo camminare da solo. Ogni giorno un passo avanti ma di colpo due indietro, non ce la fa una madre del sud a staccarsi da questo figlio che è tutto cio’ che ha. L’altro, il maggiore ha preso la sua strada e forse è giusto che sia cosi’, adesso ha anche una fidanzata, fa progetti per sé.

A scuola Lorenzo lo hanno sempre preso in giro, si sente emarginato, diverso, chi avrebbe pensato che nel 2007 ancora i ragazzi sappiano essere cosi crudeli, eppure è cosi, lo vedo attraverso i miei figli nelle scuole medie, e con Lorenzo tra i più grandi delle superiori. C’è a volte una cattiveria così profonda che ti toglie ogni speranza nei confronti del futuro del genere umano.

Lorenzo sta chiuso in casa tutto il giorno, gioca al computer sua unica forma di distrazione. Un amico adesso ce lo avrebbe anche ma da poco si è trasferito a Roma, in un’altra scuola, Paolo è abbastanza autonomo ormai, va a Roma da solo con il treno, torna ogni tanto per  il fine settimana, vanno insieme a mangiare  una pizza. Roma potrebbe essere una salvezza per Lorenzo, forse riuscirebbe a staccarsi da quella mano di mamma. Ma adesso è lui a preoccuparsi per lei, è anziana, malata, come farebbe da sola ? Lorenzo ha deciso che non vuole continuare gli studi, un altro anno solamente e poi un lavoro per aiutarla, per tirare avanti, ma che lavoro ? cosa potrebbe fare ?

Oggi per la prima volta ha percorso la strada dietro casa, quella che porta un po’ più su verso le colline, si vede il suo balcone dall’alto, ci sono anche i gatti, sono solo cinque minuti a piedi ma non ci era mai venuto. C’è un albergo con grandi terrazzi che guardano verso il mare e verso il Vesuvio. Oggi è un giorno speciale, c’è un lavoro per lui, due ore per soli due giorni a settimana, è poco, ma va bene per cominciare.

Tante persone in questo albergo, tanti nomi da ricordare, c’è anche un ascensore. Al sesto piano c’è una piscina, c’è un ragazzo gentile che lo aspetta e gli farà vedere come funziona il suo lavoro, ci sono tanti fiori, molti cadono sul pavimento e bisognerà spazzarli via, e tanti vasi e aiuole che avranno bisogno d’acqua, sembra un lavoro facile, ma non lo è, ci sono responsabilità per ogni grado di lavoro, si comincia.

Lorenzo ha scoperto che si pranza alle 11,30, pensa che è troppo presto per lui, che mangerà a casa, ma gli ho detto che sedersi a tavola con tante persone è importante non solo per lo stomaco, si allarga anche la mente, e qualche volta  il cuore.

Devo chiamare la protezione civile, c’è un signore che forse offrirà a Lorenzo qualche altra ora di lavoro per completare la settimana e piano piano aiutarlo a sostituire il computer e la solitudine, sciogliere la colla dalla mano di mamma, non è una colla semplice, è impastata con le lacrime.

Non è una vita facile nemmeno per lei, andare al lavoro pochi mesi all’anno ed arrabattarsi durante l’inverno per far quadrare  i conti.

Lorenzo  è ancora un adolescente, con tutti i turbamenti che quest’ètà comporta, lui pero’ non ha soltanto quelli. E' sordomuto dalla nascita.

postato da: marcol62 alle ore 10:06 | Permalink | commenti (10)
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lunedì, 09 luglio 2007

E una mattina ti senti intontito, hai la testa pesante, ma mica hai bevuto ieri sera? sei ancora a casa dei tuoi genitori, hai 16 anni, tanti capelli neri, e vai  ancora a scuola. Sei sveglio ma non apri gli occhi,  di fronte a te c’è il mobile con i pupazzi di quando eri piccolo, la tastiera che tuo padre ti ha comprato da poco, lo stereo e tutti gli ellepi’ degli abba, di franco simone, dei santa esmeralda, earth wind and fire, pino daniele che è appena uscito sulla scena, una montagna di 45 giri che costano 1000 lire e tante musicassette che ti servono per aiutarti a  piangere quando è sera e ti perdi nei tuoi sogni. Lo zaino a tracolla con i libri di scuola è quello verde di tela grezza, ci hai scritto il nome di lei con la penna sperando che capisca , ma figurati se non lo ha capito già, non serve a niente è il destino dei maschi a quest’età. Non ti ricordi che giorno sia e nemmeno se sia estate o inverno, ti viene il dubbio che a scuola ci sia fisica e non ci capisci nulla, speriamo che non ti interroghi, la professoressa è di una dolcezza disarmante, specialmente quando sorride. L’unica cosa bella di questa scuola privata è che capitano tutte insegnanti giovani al primo insegnamento e senti di meno la differenza d’età.

Il lampadario della tua stanza è modello discoteca, tre faretti colorati, rosso, blu e verde, te lo sei portato dall’olanda al ritorno dell’ultimo viaggio insieme ad un sacco di figate per la scuola tipo fogli colorati, quaderni smontabili , miniadesivi tutto per la gioia delle tue compagne di classe che per queste cose ci impazziscono. Il letto è a una piazza e mezza, ce l’hai da poco e ti sembra una cosa troppo bella, già sogni e fantastichi il momento in cui potrai dormirci con la ragazza dei tuoi sogni, poi sorridi e pensi che con la tua timidezza ci vorrà del tempo. Mica come nella stanza accanto dove tuo fratello da una vita ha dato prova di tutte le virtù della sua atletica presenza e accanto al giradischi ci sono tutte le cassette di fausto papetti con le donnine nude in copertina.

La scrivania di legno chiaro te l’hanno comprata da poco insieme alla libreria, che bello avere finalmente dei cassetti veri dove infilare tutte le tue cose. Le pareti tutte rivestite di poster comprati ai grandi magazzini (sempre in olanda), tramonti, boschi e paesaggi romantici, giusto per dare ancor più spazio ai tuoi sogni. La coperta sul letto è quella a scacchi tutta colorata, è  consumata ma non la cambieresti con nessun’altra perché quel rosso che c’è dentro non lo ritroveresti più, le lenzuola con i fumetti che tua madre ti ha preso al mercato sono divertenti anche se non sai mai  in che verso metterle. Ma perché la mega sveglia (olandese) non suona? Di solito fa un fracasso infernale , è necessario per alzarsi in tempo…

apri gli occhi e accanto al letto c’è una splendida biondina di quasi sette anni, sorride e con la mano ti tira giù dal letto….c’è una  figura di donna ancora addormentata, ha i capelli lunghi e neri come ti piacevano da sempre, nella stanza accanto c’è un letto a castello, la casa è ancor più bella di quella che sognavi, improvvisamente ti passano davanti agli occhi trent’anni della tua vita, le lacrime dei 16 anni svaniscono e capisci che il futuro esiste.

Adesso sei in un magnifico presente.

postato da: marcol62 alle ore 15:47 | Permalink | commenti (12)
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mercoledì, 04 luglio 2007
postato da: marcol62 alle ore 21:38 | Permalink | commenti
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